Reggio Emilia
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Dopo tre anni di guerra, la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 suscita grande entusiasmo a Reggio Emilia, poiché si crede che avrebbe segnato la fine del fascismo e della guerra. Il 26 e 27 luglio la provincia è teatro di scioperi e manifestazioni, con la distruzione dei simboli fascisti e la richiesta di liberazione dei prigionieri politici dal carcere di San Tommaso. A Campegine, il 27 luglio, la famiglia Cervi organizza la famosa “Pastasciutta antifascista”. Tuttavia il 28 luglio, dopo l’entrata in vigore della circolare del generale Roatta, che impone misure severe per il mantenimento dell’ordine pubblico, una nuova manifestazione degli operai delle Reggiane viene repressa nel sangue.
Nei giorni successivi iniziano anche a Reggio Emilia i preparativi tedeschi per l’occupazione dell’Italia, a causa del timore di un disimpegno del paese dal conflitto. Le Waffen-SS si stabiliscono in vari punti della città, che occupano la sera dell’8 settembre 1943. La notizia dell’Armistizio di Cassibile, firmato il 3 settembre, giunge ad alcuni dei principali antifascisti reggiani in anticipo rispetto alla diffusione ufficiale, e ciò permette l’organizzazione delle prime riunioni clandestine tra i vari esponenti antifascisti della provincia. Il 28 settembre 1943 viene fondato ufficialmente il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) provinciale a Reggio Emilia.
Nei mesi successivi, si formano i primi gruppi di resistenti: i soldati italiani sbandati dopo l’8 settembre si rifugiano in montagna o nelle case dei contadini, mentre in città iniziano a formarsi, su iniziativa del Partito Comunista, i primi “gruppi sportivi” (successivamente GAP, Gruppi di Azione Patriottica) per compiere le prime azioni armate. Tra le attività più significative in questo periodo, c’è quella della famiglia Cervi, che offre rifugio a numerosi soldati italiani e stranieri e che tenta di formare un gruppo di resistenti in montagna. Tuttavia, a causa delle difficoltà, devono tornare in pianura, dove vengono catturati e successivamente fucilati.
Solo nei primi mesi del 1944 la Resistenza inizia ad assumere il carattere di un movimento capillarmente diffuso e gerarchicamente organizzato, rafforzata dal massiccio rifiuto dei giovani a rispondere alla chiamata dei Bandi Graziani e dalle crescenti diserzioni dall’esercito fascista: si costituiscono così in montagna le Brigate Garibaldi e in pianura le SAP, Squadre d’Azione Patriottica. Nel settembre 1944, dopo l’esperienza della zona libera di Montefiorino (che riguarda anche parte dell’appennino reggiano) e i conseguenti rastrellamenti tedeschi, viene creata la brigata cattolica delle Fiamme Verdi.
L’autunno del 1944 segna l’inizio del periodo più difficile per la Resistenza reggiana. L’avanzata degli Alleati si arresta sulla Linea Gotica, e i nazi-fascisti avviano una serie di rastrellamenti in montagna, stabilendo a Pantano e successivamente a Ciano d’Enza il presidio della “Scuola Anti-ribelli”. Inoltre, grazie alle delazioni, vengono catturati i membri del Comando Piazza di Reggio Emilia, che coordinano le azioni resistenti in pianura.
Con l’avvicinarsi della primavera del 1945, le formazioni partigiane recuperano vigore, dando vita a significative azioni di resistenza, come i combattimenti a Fabbrico il 27 febbraio e l’attacco al comando tedesco a Botteghe di Albinea il 27 marzo. Infine, il 24 aprile, le formazioni partigiane liberano Reggio Emilia insieme agli Alleati, portando così a compimento la lotta di Liberazione.
24 aprile 1945
La liberazione di Reggio EmiliaReggio Emilia - Azioni e battaglie partigiane
Tra il 24 e il 25 aprile i partigiani di Reggio Emilia e gli Alleati liberano la città.