La smobilitazione della 28a Brigata Garibaldi
Subito dopo aver collaborato in maniera decisiva alla liberazione di Ravenna nel dicembre 1944 la 28a Brigata Gap “Mario Gordini” come da consuetudine viene sciolta e smobilitata una prima volta dagli Alleati. Ma il gruppo di comando partigiano inizia immediatamente le trattative a Villa Ghigi per ottenere da loro un nuovo incarico e per continuare a combattere al loro fianco nella prossima avanzata del fronte verso nord. Da principio gli inglesi propongono di aggregare ai loro reparti solo alcuni combattenti con compiti diversi, fra cui anche servizi ausiliari e di corvé che i partigiani rifiutano decisamente. Bulow, Falco e il commissario politico Gino Gatta avanzano invece richieste molto precise agli alleati: consentire ai patrioti di continuare a combattere fino alla completa liberazione dell’Italia del nord; assicurare loro armi, vestiario, scorte alimentari e assistenza sanitaria per i feriti, mantenendo l’unità del comando partigiano in capo alle stesse persone.
Nel giro di pochi giorni, grazie all’appoggio e alle pressioni dei comandi canadesi e del CLN provinciale si giunge ad un accordo che tiene conto di tutte queste richieste.
Si scioglie la 28a Brigata GAP “Mario Gordini” ma nasce la 28a Brigata Garibaldi, riconosciuta sia dal Corpo Volontari della Libertà che dagli alleati come unità combattente autonoma, agli ordini prima della IX Brigata corazzata inglese, poi dal 9 gennaio, del I Corpo d’Armata canadese. Una severa selezione delle migliaia di richieste di arruolamento porta inizialmente, a fianco dei partigiani già esperti, una forza complessiva di circa 350 uomini, che nel giro di poche settimane saranno più che raddoppiati. A partire dal 21 gennaio 1945 la Brigata viene schierata sul fronte di Sant’Alberto lungo l’argine sud del fiume Reno, con l’incarico di piena responsabilità in quel settore. Nel mese di aprile, superato il fronte del Senio, la 28a Brigata libera da sola i paesi di Comacchio, Lagosanto, Codigoro, Pomposa, Mesola, Contarina e Codevigo, dove le viene ordinato di fermarsi e passare in riserva.
Qui ai primi di maggio arriva l’ordine di smobilitazione poiché la guerra in Italia si sta concludendo. Ma anche questa volta l’ordine degli alleati viene messo in discussione: la Brigata fa parte del Corpo Volontari della Libertà e pertanto si attendono dall’Alto Comando di Milano e dal generale Cadorna le disposizioni in merito allo scioglimento della formazione.
I partigiani chiedono che la smobilitazione ufficiale avvenga a Ravenna, alla presenza di un ministro dell’Italia occupata o di un alto rappresentante del CVL.
Dopo una lunga trattativa ottengono il rinvio della smobilitazione tra il 18 e il 20 maggio. Si consegnano le armi, ma vengono lasciati a loro alcuni veicoli e motociclette con cui fare ritorno da vincitori a Ravenna, facendo sosta lungo il percorso nei paesi amici che hanno liberato, per ricevere il caloroso saluto della popolazione.
Riconoscendo l’impegno sostenuto viene proposta un’alta decorazione per la bandiera della Brigata che poi sarà una Medaglia d’Argento al V.M.
Saranno le donne dell’UDI di Ravenna a trasformare la smobilitazione dei partigiani in una grande festa popolare in via Maggiore presso l’edificio utilizzato come sede del loro arruolamento, allestendo il 20 maggio un memorabile rinfresco, circondati da una folla plaudente per il ritorno dei combattenti e per la fine della guerra.
A cura di
Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea in Ravenna e provincia