La liberazione di Cesena
La mattina del 20 ottobre 1944 viene liberata Cesena. Entrano da Porta Santi i carri armati e i soldati canadesi, che percorrono cauti e con le armi in mano i loggiati della città, attenti a non cadere vittima dei franchi tiratori tedeschi. L’esercito nazista, infatti, nelle settimane precedenti ha difeso ad oltranza l’accesso alla pianura padana dallo sfondamento alleato. L’VIII Armata ha impiegato un mese per percorrere i 30 km che separano Rimini, liberata il 21 settembre, da Cesena.
Oltre alla tenace difesa tedesca, gli alleati sono stati rallentati dalle difficoltà logistiche dovute al maltempo e all’abbondanza di corsi d’acqua da attraversare. A tutto questo si è aggiunta la prudente strategia adottata dai comandi alleati, che hanno sfruttato il più possibile la superiorità aerea e dell’artiglieria, mettendo a dura prova la popolazione locale, la quale, stremata, accoglie esultante i liberatori. Però, i festeggiamenti durano poco più di un’ora, dato che la città diventa subito il bersaglio delle granate tedesche, che causano la morte di 16 persone.
Il feldmaresciallo Kesselring, che guida l’esercito tedesco in Italia, premuto su più fronti, ha spostando le sue forze a nord del fiume Savio. Quindi Cesena, anche se liberata, rimane in prossimità del fronte.
Oltre alla popolazione esultante, per le vie di Cesena, in quel giorno vi sono ‹‹giovani romagnoli con un bracciale rosso, bianco e verde, in borghese, si danno da fare a tener l’ordine››. Sono i membri della 29ª Brigata GAP ‹‹Gastone Sozzi››, che negli ultimi mesi subiscono una dura repressione dalle forze nazifasciste. Loro sono i primi a uscire allo scoperto, subito dopo che i nazisti abbandonano la città, e presidiano il palazzo municipale e i punti nevralgici della città. In attesa dell’arrivo dei loro compagni dell’8ª Brigata dai monti, che però non giungono in città quella notte, come era stato pianificato. Gli unici partigiani che entrano a Cesena quel giorno sono i gappisti guidati da Scevola Franciosi, che nei giorni precedenti si uniscono ai reparti canadesi, facendo loro da guide e ricevendo in cambio armi e il consenso a collaborare alla liberazione della città.
Invece, il battaglione formato da 120 cesenati dell’8ª Brigata, partito il 26 settembre da Pieve di Rivoschio con l’obiettivo di anticipare gli alleati nella liberazione di Cesena, non giunge mai in tempo in città. Il battaglione, subito dopo aver lasciato la base partigiana, viene attaccato dai nazisti durante l’attraversamento del torrente Borello, giungendo con le forze dimezzate a Montecodruzzo, da dove era possibile osservare l’evoluzione del fronte. Il 7 ottobre i tedeschi occupano Montecodruzzo e i partigiani sono costretti a ripiegare a Solignano, da vengono tagliati fuori dall’avanzata verso Cesena.
Il giorno successivo alla liberazione di Cesena il CLN locale si riunisce e nomina come sindaco di Cesena Sigfrido Sozzi, fratello del martire antifascista Gastone Sozzi e simbolo della drammatica lotta degli antifascisti cesenati. Prima ancora delle drammatiche stragi repubblichine e naziste, il regime ha ucciso nelle sue carceri altri tre antifascisti cesenati: oltre a Gastone Sozzi, muoiono sotto le torture fasciste anche Amaduzzi Pio, Riciputi Scevola e Varo Derno.