La sfilata della smobilitazione lungo le vie del centro di Piacenza e la consegna delle armi

Il 5 maggio 1945 il centro storico di Piacenza è teatro di un imponente corteo partigiano, immortalato da molte fotografie che segnano la memoria dell’evento: è la sfilata della smobilitazione, ultimo grande momento della Resistenza in armi. In una piazza gremita di persone, le tre Divisioni – la Piacenza, la Valdarda e la Valnure – sfilano, coi loro comandanti in testa, seguite da nuclei di sappisti in bicicletta. In piazza Cavalli, fra il palazzo Ina e la statua di Giandomenico Romagnosi, è eretta una tribuna “pavesata di bandiere tricolori, alleate e dell’Urss”, su cui trovano posto i rappresentanti della commissione militare alleata del Quartier generale del maresciallo Harold Alexander: il colonnello Alfred Bowmans, i maggiori Kemsley, Mc Intyre e Hibbs, i capitani Stephen Hastings e Brown, oltre al prefetto reggente avvocato Vittorio Minoja, al generale Roveda, al sindaco Giuseppe Visconti, al colonnello e comandante della XIII Zona Luigi Marzioli e al suo predecessore Emilio Canzi, al commissario politico delle Brigate Garibaldi del Veneto orientale, Amerigo Clocchiatti, e ai rappresentanti del Cln provinciale.

“La parata della vittoria […] fu in qualche modo disturbata dall’inaspettato arrivo di alcuni grossi camion appartenenti ad una divisione brasiliana che aveva appena dato il cambio agli americani. Più che altro i camion sembravano pieni di galline vive, presumibilmente venute in volo dal Brasile, e gli autisti, comprensibilmente frustrati per dover partecipare a questa cerimonia fuori programma, suonavano il clacson in continuazione. Ma nulla poteva offuscare l’euforia e l’orgoglio dei nostri partigiani durante la marcia” (S. Hastings, 1996). Il riferimento dell’aristocratico britannico riguarda l’11° Reggimento del Corpo di spedizione brasiliano in Italia che, con un battaglione di carristi rimane fino alla liberazione della città. Sono soldati della FEB (Força Expedicionária Brasileira), la Divisione di fanteria brasiliana, costituita alla fine del 1942 e aggregata al IV corpo d’Armata del generale Crittenberger della 5ª Armata di Mark W. Clark, partecipando attivamente alle operazioni di guerra della Campagna d’Italia tra il luglio 1944 e il maggio ’45 e scontrandosi con tredici grandi unità nemiche (tre fasciste – Divisione Italia, Divisione Monterosa e Divisione San Marco – e dieci divisioni tedesche). I 25.334 “pracinhas”, quasi tutti volontari con varia estrazione sociale, – di cui 15.069 direttamente impegnati nei combattimenti – giunti in Italia in diversi scaglioni, sono comandati dal generale Joao Baptista Mascaren-has de Moraes.

A marciare, ripuliti e rivestiti dopo i mesi della guerra e della clandestinità, partendo dal campo sportivo di piazzale Genova, sono la Divisione Piacenza con il comandante Fausto Cossu, la Divisione Valdarda comandata da Giuseppe Prati e infine la Valnure, con in testa il comandante Pio Godoli “Renato”: chiudono il corteo le squadre di azione patriottica (Sap) con le biciclette e i cartelli recanti i nomi dei caduti in combattimento e un reparto della guardia di finanza. Tra di loro i medici, gli infermieri, le infermiere della Croce Rossa che hanno assistito durante i lunghi mesi in montagna i feriti, amici e nemici. Le fotografie che immortalano i gruppi che attraversano il centro cittadino non mostrano la presenza di donne partigiane – 495 su 9521 resistenti – facendo pensare che i comandi avessero preferito, come in quasi tutti i cortei della Liberazione, ordinare la massima discrezione per proteggere le combattenti e le staffette dalle accuse di immoralità e di promiscuità che spesso le riguardavano.

Tutte le divisioni sfilano lungo corso Vittorio Emanuele, piazza Cavalli e via Cavour per raggiungere piazza Cittadella dove, sorvegliate da pattuglie della polizia militare alleata, consegnano le armi formando – come racconta il comandante di brigata Giuseppe Panni “Pippo”, “cumuli [che] crebbero, fino a diventare altissimi” (Panni 1978). Dopo la consegna delle armi, la sfilata ritorna in piazza Cavalli: qui la cerimonia prosegue con l’intervento del colonnello Alfred Connor Bowman, comandante regionale alleato e a seguire di Marzioli, Roveda e Clocchiatti.

La consegna da parte del colonnello Bowmans degli attestati e dei riconoscimenti a tutti i comandanti e partigiani presenti segna la conclusione della cerimonia istituzionale, ma non dei festeggiamenti. A confermarlo è proprio il maggiore Hastings: “Passammo un’ultima notte con i nostri amici partigiani. C’era molto da festeggiare: le canzoni delle montagne echeggiarono nella notte, canzoni nostalgiche, di ribellione, sacrificio e speranza”.

Ma sono le parole che il comandante Fausto Cossu rivolge ai suoi partigiani quelle che aprono il senso del futuro. “Giovanotti, la guerra è finita, siete stati in gamba e siete diventati degli uomini, questa esperienza tenetevela nel cuore, vi aiuterà a essere forti nella vita e a sentirvi sempre uomini liberi. Ora l’Italia non ha più bisogno di gente col mitra in mano ma di meccanici, contadini, muratori, insegnanti, artigiani, ingegneri, commercianti, impresari, falegnami, architetti. Dunque, rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare, dobbiamo ricominciare da zero, c’è un impegno per tutti, specialmente per voi giovani”.


A cura di

Carla Antonini, Elisabetta Paraboschi

Istituto di storia contemporanea di Piacenza

Data dell'evento

Sabato, 5 Maggio 1945

Luogo dell'Evento


Piazza Cavalli è la piazza centrale di Piacenza: le divisioni partigiane arrivano transitando da corso Vittorio Emanuele proseguono fino alla vicina piazza Cittadella dove consegnano le armi e tornano in piazza Cavalli dove è allestito il palco delle autorità.

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